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Biologico: Agricoltura Sostenibile

biologico

Nel 2009 abbiamo iniziato un’agricoltura più rispettosa, avvicinandoci a grandi passi al biologico.
Oggi possiamo finalmente parlare di agricoltura biologica vera e propria: siamo infatti oggi certificati BIO (l’ente certificatore che ci sta seguendo è BIOAGRICERT).
Il rispetto verso la terra è cosa fondamentale per un normale agricoltore consapevole che dopo di lui altre persone continueranno il lavoro che egli stesso ha ereditato dalla generazione precedente.
Negli ultimi decenni molti agricoltori hanno allentato il contatto diretto agricoltore – terra per molti motivi, il più grande credo che sia dipeso da una forza dirompente dell’industria chimica che ha invaso le campagne con venditori in camice bianco che hanno inebetito e disorientato noi contadini.
Ormai è a tutti chiaro che è la tipicità di un vino, il gusto del terreno, che unicamente può portare a un valore aggiunto del prodotto ottenuto ed è altrettanto chiaro che le aggiunte di prodotti chimici modificano tale gusto, in meglio o in peggio ma lo modificano e fanno perdere il carattere primitivo dato dalla terra, dalla zona, dalla denominazione.
E’ per questo motivo che a Capezzana siamo tornati a delle pratiche agricole che erano in normale uso non molte decine di anni indietro. Non è un ritorno alla preistoria ma solo a una presa di coscienza diversa, più “terra terra”.
Tra queste pratiche agricole ritrovate possiamo citare il “sovescio” cioè il seminare delle leguminose a filari alterni nei nostri vigneti. Le piante leguminose hanno la caratteristica di fissare l’azoto naturale al terreno oltre ad avere anche la funzione di apportare sostanza organica una volta terminato il ciclo di fissazione dell’azoto.
La pratica di seminare un filare alternato a un filare non lavorato ci permette di poter transitare nel filare “sodo” per tutti i lavori di routine come le ramature, lo spietramento, la raccolta dei residui di potatura ed altro. Da notare che questi lavori meccanici vengono eseguiti da trattrici sempre più leggere per cercare di costipare il meno possibile la terra, la terra costipata perde la capacità di incamerare ossigeno ed acqua divenendo facilmente povera di microorganismi e desertica.
Il sovescio deve essere seminato subito dopo la vendemmia per permettere uno sviluppo radicale precoce, prima del freddo invernale. Solo così si è sicuri di ottenere, sulle radici, quei rizomi che conteranno i batteri azoto fissatori. I rizomi si presentano come delle escrescenze, degli ingrossamenti rotondeggianti attaccati all’apparato radicale. Il momento migliore per sfalciare il sovescio è quello della fioritura, andare oltre potrebbe comportare un riassorbimento del tanto desiderato azoto da parte della leguminosa stessa che lo utilizzerebbe per la produzione del seme, per la sua naturale ricerca del riprodursi.
Niente concimi chimici quindi e niente diserbanti, ovviamente. Per sopperire all’azione di quest’ultimi abbiamo ripreso l’utilizzo dello scalzatore interceppo, ovvero di quell’attrezzo meccanico attaccato al trattore, che entra e esce tra vite e vite (generalmente è un piccolo coltro ma può essere anche una lama), un lavoro lento e di precisione che deve essere eseguito da operatori attenti e non furiosi, pena il taglio al ceppo delle viti. Certo che la pulizia non è totale come quella effettuata con il velenoso diserbo ma un pò d’erba è sopportabile e reca nessun danno.
Sempre dal 2009 si pone molta attenzione nel non inquinare la terra con residui di plastica. Specialmente durante la potatura, o quando si espianta una vigna, viene barbaramente istintivo il far cadere i lacci di plastica in terra, quei lacci verdi chiamati “tubetto agricolo” che servono a legare la vite al filo di ferro della spalliera, servono a tener su la vite. Da due anni, appunto, questi residui vengono raccolti dagli operai che li ripongono in un sacchetto di stoffa che tengono appeso al collo, quando il sacchetto è pieno lo rovesciano in un sacco grande posto in testata della vigna , una volta pieno il sacco grande viene portato al centro aziendale e conferito nella raccolta differenziata. E’ sbalorditivo di che volumi si tratti, a fine anno sono chili e chili di indistruttibile plastica sottratta al fertile terreno.
Per ciò che concerne i trattamenti all’apparato fogliare dei vigneti, questi vengono eseguiti con l’utilizzo di solo zolfo Bagnabile o in polvere e di solfato di rame. Nessun prodotto di sintesi potrà essere utilizzato e nemmeno insetticidi che non siano di origine biologica e approvati dall’ente certificatore. Ad ogni modo noi riteniamo pericoloso anche l’utilizzo di questi insetticidi approvati bio perché non sono selettivi e tendono ad uccidere anche gli insetti benefici, quelli cioè antagonisti di quelli nocivi, in primis della tignoletta dell’uva: siamo infatti convinti che la normale lotta naturale sia sufficiente a mantenere un livello sopportabile di eventuale danno da insetti.
Per l’olivo ci limitiamo a utilizzare Rame e Calce soltanto nel caso in cui si verifichi un attacco notevole di mosca olearia, quindi monitoriamo costantemente il ciclo della mosca, attaccando agli olivi delle trappole da mosca e controllando le catture: in base al numero di catture ci rendiamo conto infatti se la ramatura deve essere fatta o no. Pertanto non utilizziamo più il pericoloso Rogor, il veleno specifico che molti agricoltori, poco avveduti, continuano a utilizzare.

Come considerazione finale si può dire che con questo metodo SEMPLICE di fare agricoltura si hanno meno seccature e la coscienza è molto più tranquilla, certi di non fare il massimo ma di non fare danni irreparabili, certi di lasciare, a chi ci seguirà, quello che noi abbiamo trovato. Certi di lasciare terra ancora fertile e non una montagna di plastica avvelenata e sterile.
In questo scritto non si è mai parlato di “lotta integrata” perche è assurdo e perdente in partenza parlare di “lotta” contro la natura. La natura è troppo più forte di noi . Meglio parlare di “rispetto integrato”.


Vittorio Contini Bonacossi

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Tutto nasce dal rispetto verso la terra.

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